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Lavoro socialmente utile (LSU) e lavoro di pubblica utilità (LPU)

Con lo scopo di mantenere in attività gli ex-lavoratori delle grandi imprese in CIGS, il Decreto Legislativo 1 dicembre 1997 n.468 ha stabilito di adibire tali lavoratori ad attività rivolte alla collettività presso i comuni di residenza. Successivamente, i lavori socialmente utili sono stati estesi anche ai lavoratori in mobilità ed ai disoccupati di lunga durata.

Il Decreto Legislativo 1 dicembre 1997 n.468 definisce i lavori socialmente utili (o LSU) come tutte quelle attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva. Essi si distinguono in:

Le categorie di lavoratori interessate sono le seguenti (art.4 del D.Lgs468/97):

I lavori socialmente utili necessitano per essere approvati e avviati di un particolare progetto e possono essere attivati soltanto in alcuni specifici settori: I progetti devono essere preparati nell'ottica di realizzare attività stabili nel tempo e sono presentati alle Commissione Regionale per l'impiego competenti.

Gli enti che possono organizzare i lavori socialmente utili sono i seguenti:

Possono presentare i progetti le cooperative sociali e loro consorzi che svolgono attività da almeno due anni, che non abbiano operato riduzioni di personale negli ultimi dodici mesi e, se hanno già partecipato ad altri progetti L.S.U., che abbiano assorbito come soci o come dipendenti almeno il 50% dei lavoratori impegnati nel precedente progetto per L.S.U. (art.3 del D.Lgs.468/97).

L'utilizzazione dei lavoratori nei L.S.U. non determina l'instaurazione di un rapporto di lavoro e non comporta la sospensione e la cancellazione dalle liste di collocamento o dalle liste di mobilità.

L'ingiustificato rifiuto dell'assegnazione alle attività di cui ai progetti di L.S.U., da parte di percettori di trattamenti previdenziali comporta la perdita del trattamento e la cancellazione dalle liste regionali di mobilità.


Data: 06.07.2010
Autore: Avv. Andrea Totò

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